DI STANISLAO. -
Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dello sviluppo economico.
- Per sapere - premesso che:
la Commissione europea ha adottato una serie di orientamenti sull'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato previste dal trattato CE al finanziamento pubblico delle reti a banda larga. Il documento, che delinea per tutte le parti interessate un quadro chiaro e prevedibile, aiuterà gli Stati membri ad accelerare e potenziare lo sviluppo della banda larga. Gli orientamenti contengono inoltre disposizioni specifiche relative allo sviluppo di reti d'accesso di nuova generazione, che consentono l'erogazione di aiuti pubblici al fine di incentivare gli investimenti in questo settore strategico senza creare indebite distorsioni della concorrenza;
in particolare, il documento illustra in che modo è possibile stanziare finanziamenti pubblici per lo sviluppo di reti a banda larga di base e di reti d'accesso di nuova generazione («reti NGA») in aree in cui sono assenti investimenti di operatori privati. Gli orientamenti distinguono tra aree competitive («aree nere»), dove l'intervento statale non è necessario, e aree non redditizie o scarsamente servite («aree bianche» e «aree grigie»), in cui tale intervento, a determinate condizioni, può essere giustificato. Gli Stati membri richiedenti adattano poi tale distinzione alla situazione reale delle reti NGA (il cui sviluppo è ancora nella fase iniziale), tenendo conto non soltanto delle infrastrutture NGA già esistenti ma anche di progetti concreti di operatori del settore delle telecomunicazioni di investire nell'installazione di reti di questo tipo in un prossimo futuro. Gli orientamenti prevedono una serie di garanzie essenziali (ad esempio: mappatura dettagliata, gare d'appalto a procedura aperta, obbligo di libero accesso, o ancora neutralità tecnologica e meccanismi di recupero), dal fine di promuovere la concorrenza ed evitare l'esclusione dal mercato degli investimenti privati;
la Commissione europea sostiene che gli investimenti nelle reti a banda larga sono una componente essenziale del piano europeo di ripresa economica nel cui ambito la Commissione ha stanziato 1,02 miliardi di euro tramite il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) a sostegno del potenziamento delle infrastrutture internet a banda larga nelle aree rurali. Gli orientamenti saranno utili alle autorità pubbliche per investire questi ed altri fondi in modo equo ed efficace, e offriranno quindi un contributo alla ripresa economica a breve termine e alla competitività a lungo termine dell'Europa;
l'Italia è in fondo a tutte le classifiche europee come diffusione della banda larga e come frequentazione del web, è il solo paese occidentale a non avere un piano sistematico per quelle autostrade digitali che portano al tempo stesso pluralismo televisivo, ripresa economica e meno inquinamento grazie a comunicazioni veloci a distanza;
i ritardi di cui soffriamo sono di due tipi: il primo è il cosiddetto analfabetismo informatico: il 50 per cento degli italiani non ha mai messo le mani su un computer, l'80 per cento è senza banda larga (lo dicono tra gli altri i dati Ocse 2009 e di Between 2009); il secondo ritardo è nelle infrastrutture: la rete italiana perde colpi e avrebbe bisogno di ammodernamenti, a partire dalla fibra ottica;
la rete italiana di rame non ce la fa più a reggere il crescente carico di dati che bisognerebbe far passare e non solo, invecchiando diventa sempre meno affidabile. Otto italiani su dieci sono senza banda larga, mentre nelle ore di picco gli utenti navigano lenti, anche se pagano Adsl che promettono velocità elevate. Tutto questo in un contesto in cui comunicazioni importanti, scambi economici, rapporti con ospedali, pubblica amministrazione sono destinati ad andare sempre di più su internet. Non si possono incentivare e spesso rendere obbligatorie comunicazioni telematiche se poi non si è in grado di offrire una struttura tale da poterle sostenere;
l'ultimo rapporto delle università Oxford-Oviedo (basato su 24 milioni di test), rivela che la velocità reale della nostra banda larga è paragonabile a quella dell'Ucraina ed è nella fascia più bassa della classifica europea;
nei principali Paesi stranieri, inoltre, i Governi hanno già da anni piani nazionali per estendere la banda larghissima: al 75 per cento delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro); in Italia non c'è un piano statale;
banda larga significa benefici per il sistema Paese. Lo hanno capito anche i Paesi in via di sviluppo: il Brasile a novembre presenterà un progetto di 5,74 miliardi di dollari per estendere la banda larga. L'Unione europea ha stimato nel 2009 che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. Le aziende diventano più competitive perché riescono a lavorare più rapidamente. I costi di viaggi e trasporti si riducono. Scendono le spese della pubblica amministrazione e aumenta il risparmio energetico. Lo squilibrio, al confronto con Paesi più giovani, rischia di aumentare. La Nuova Zelanda investirà in nuove reti, in proporzione al prodotto interno lordo, circa 14 volte quanto deciso dagli ultimi governi italiani -:
se il Governo intenda considerare il problema dello scarso sviluppo di internet in Italia e del ritardo nelle infrastrutture e quali iniziative intenda intraprendere;
se il Governo intenda incentivare l'uso della rete ed accrescere innovazione e sviluppo online, elementi considerati in tutto l'Occidente fondamentali sia per la crescita civile sia per l'uscita della recessione.(4-04977)